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  • Calcolo De Minimis 2026: Guida Completa, Regole Aggiornate e Strumenti Pratici

    Il regime “de minimis” dell’Unione Europea consente agli Stati membri di fornire aiuti di modesta entità alle imprese senza alterare la concorrenza nel mercato unico.
    Gli aiuti possono assumere la forma di sussidi direttiesenzioni o crediti d’impostaprestiti agevolatigaranzie pubbliche o altre agevolazioni economiche.

    Con il Regolamento (UE) 2023/2831 — in vigore dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2030 — il limite standard è stato portato a 300.000 euro per impresa unica in un periodo di tre anni calcolato su base mobile (rolling basis). Questo impianto resta valido anche nel 2026.


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    📅 Novità per il 2026: Aggiornamenti Normativi

    Nel 2026 non si registrano cambi sostanziali alle regole del regime de minimis, ma si consolida una novità operativa importante introdotta dal Regolamento (UE) 2023/2831.
    Per un riepilogo completo delle modifiche introdotte l’anno precedente, puoi consultare anche il nostro approfondimento dedicato al Calcolo De Minimis 2025.

    ✅ Limite Massimo Confermato

    La soglia di 300.000 euro per impresa nel triennio rimane in vigore anche nel 2026, come previsto dal Regolamento (UE) 2023/2831.
    Si conferma così un quadro stabile per le imprese europee, con una crescente attenzione alla trasparenza e al monitoraggio degli aiuti concessi.

    🌍 Registro Centrale degli Aiuti – piena operatività dal 1° gennaio 2026

    Dal 1° gennaio 2026, gli Stati membri dovranno registrare tutti gli aiuti concessi in regime de minimis  all’interno di un registro centrale, nazionale o dell’Unione, come previsto dal Regolamento (UE) 2023/2831. L’obiettivo è migliorare la trasparenza e garantire un monitoraggio uniforme degli aiuti di Stato in tutta l’Unione Europea.

    In Italia, le imprese continueranno a utilizzare il Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA), che resterà il principale punto di consultazione  per verificare gli aiuti de minimis ricevuti. Il registro sarà allineato ai nuovi requisiti europei, ma al momento non è previsto un portale UE unico di consultazione per i beneficiari.

    🏭 Settori con Regole Specifiche

    Restano confermati i limiti e le discipline particolari applicabili a specifici comparti, come agricolturapesca e acquacoltura e trasporto su strada. È sempre consigliabile verificare la base giuridica del bando prima di presentare domanda, per evitare incompatibilità con i massimali previsti.

    📊 “Contributi De Minimis” – come funziona nel 2026?

    Il sistema rolling basis è il metodo con cui si calcola il plafond massimo disponibile.
    Introdotto nel 2024, richiede un controllo costante degli aiuti ricevuti negli ultimi 36 mesi rispetto a una data di riferimento.
    Questo approccio permette alle imprese di sapere in tempo reale quanto plafond residuo è disponibile prima di accedere a nuove agevolazioni.

    📘 Esempio pratico di come si calcola il De Minimis

    Regola di base: considera i 36 mesi precedenti la data di calcolo. Gli aiuti più vecchi non si conteggiano.

     Esempio di calcolo del plafond De Minimis al 1° marzo 2026

    • Plafond massimo: 300.000 €
    • Aiuti ricevuti (solo quelli entro la finestra mobile):
      • 10 febbraio 2023: € 50.000  (fuori periodo – non considerato)
      • 12 ottobre 2024: € 120.000 ✔️
      • 20 gennaio 2026: € 90.000 ✔️
    • Totale al 1° marzo 2026: € 210.000 (70% del plafond)

    Con il metodo rolling basis, si considerano solo gli aiuti concessi tra il 1° marzo 2023 e il 1° marzo 2026.
    Gli aiuti precedenti (come quello del 10 febbraio 2023) non vengono conteggiati.
    📈 Plafond ancora disponibile: € 90.000.

    🧮 Calcolo del Plafond De Minimis nel 2026

    Per verificare gli aiuti ricevuti, è fondamentale accedere al Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA).
    Dal 2026, i dati risultano allineati anche con la nuova piattaforma UE.

    1. 🔗 Accedi al portale RNA
    2. 🧾 Inserisci il codice fiscale dell’azienda
    3. 📋 Visualizza l’elenco delle agevolazioni ricevute
    4. 💰 Filtra quelle in “de minimis” e somma gli importi degli ultimi 36 mesi

    Per il riferimento normativo ufficiale, consulta il testo del Regolamento (UE) 2023/2831 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE.


    ⚙️ Strumenti di Calcolo Automatizzato KPS Financial Lab

    Calcolare correttamente il plafond de minimis è essenziale per evitare di superare il limite dei 300.000 € e compromettere la partecipazione a bandi o agevolazioni.
    Per questo, KPS Financial Lab ha sviluppato uno strumento professionale di calcolo automatizzato che in pochi secondi elabora i dati ufficiali provenienti dal Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA)🧠

    Il Report De Minimis KPS è molto più di un semplice calcolo: è un documento ufficiale di verifica che mostra con chiarezza il totale degli aiuti ricevuti, il plafond residuo e la percentuale di utilizzo.
    📊 Uno strumento indispensabile per imprese, commercialisti e consulenti che vogliono operare con dati certi e aggiornati.

    💡 Come funziona il calcolo automatico KPS

    1. 🖱️ Accedi al Calcolatore De Minimis KPS
    2. 🧾 Inserisci il codice fiscale della tua impresa
    3. 📩 Ricevi in pochi minuti via e-mail il tuo Report De Minimis personalizzato

    Ogni report viene generato a partire da dati ufficiali e aggiornati direttamente dal Registro Nazionale Aiuti, garantendo affidabilità e conformità normativa. In questo modo puoi sapere subito se la tua azienda ha ancora margine per accedere a nuovi contributi, evitando errori, ritardi o esclusioni dai bandi.

    💼 Investire in un report KPS significa risparmiare tempoevitare errori di calcolo e partecipare ai bandi in totale sicurezza.
    Uno strumento creato per chi vuole gestire il de minimis in modo intelligente, trasparente e professionale.


    “Aiuti De Minimis” quali sono nel 2026?

    Nel 2026, i principali contributi e agevolazioni che rientrano nel regime de minimis includono una vasta gamma di strumenti a supporto delle imprese.
    Di seguito un riepilogo delle categorie più rilevanti:

    Contributi Previdenziali e Sociali

    • Esonero totale per apprendisti (L. 183/2011)
    • Incentivi per assunzioni di giovani e donne (L. 214/2011)
    • Riduzioni contributive per over 50 disoccupati (L. 92/2012)

    Formazione Finanziata

    • Fondi interprofessionali per la formazione e l’aggiornamento del personale
    • Voucher formativi regionali e nazionali

    Incentivi Fiscali

    • Esenzioni o riduzioni IRAP per nuove imprese
    • Agevolazioni fiscali per investimenti produttivi, digitali e innovativi

    Programmi di Sviluppo

    • Contributi a fondo perduto per investimenti aziendali
    • Finanziamenti agevolati per innovazione, transizione digitale e green

    Garanzie e Finanza Agevolata

    • Fondo di Garanzia per le PMI (MCC)
    • Finanziamenti SIMEST per l’internazionalizzazione
    • Contributi Invitalia per startup e imprese innovative

    Agevolazioni Regionali e Nazionali

    • Bandi regionali cofinanziati da fondi europei
    • Bandi INAIL ISI 2026 per la sicurezza nei luoghi di lavoro
    • Programmi nazionali per efficienza energetica e digitalizzazione

    Tutte queste misure, se concesse in regime de minimis, concorrono al raggiungimento del tetto massimo di 300.000 € in un periodo mobile di 36 mesi.
    Verifica sempre nel bando o nell’atto di concessione se l’aiuto rientra in tale regime prima di presentare una nuova domanda.


    🌍 Operatività 2026: la Piattaforma Europea degli Aiuti

    Dal 1° gennaio 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/2831, gli Stati membri dell’Unione Europea saranno tenuti a registrare tutti gli aiuti concessi in regime de minimis all’interno di un registro centrale, a livello nazionale o dell’Unione.
    L’obiettivo è garantire una gestione più trasparente, uniforme e tracciabile degli aiuti di Stato.

     Obiettivi e vantaggi

    Questa novità mira a semplificare i controllievitare duplicazioni di dati e assicurare un monitoraggio coerente tra tutti i Paesi membri. Si tratta di un passo importante verso una maggiore trasparenza nella concessione degli aiuti e una riduzione degli oneri amministrativi per gli enti concedenti.

     Come funziona per le imprese italiane

    In Italia, la gestione delle informazioni continuerà ad avvenire attraverso il Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA), che resterà il principale punto di riferimento per consultare e verificare gli aiuti de minimis ricevuti.
    Il registro sarà allineato ai nuovi requisiti europei e integrato nel sistema di monitoraggio comune dell’Unione, in modo da garantire la piena conformità con la normativa UE.

    Al momento, non è previsto un portale unico europeo di consultazione per le imprese, ma un’infrastruttura dati condivisa che consenta
    alle autorità di verificare in modo più efficace gli aiuti concessi e rispettare i massimali previsti dal regime de minimis.

    💡 Per garantire conformità normativa e avere un quadro aggiornato della propria posizione, è consigliabile utilizzare il
    Report De Minimis KPS, lo strumento ufficiale che fornisce una fotografia precisa e verificata del plafond disponibile.


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    In Conclusione

    Il 2026 conferma la solidità del regime de minimis e l’avvio di una gestione più trasparente grazie alla nuova Piattaforma Europea degli Aiuti.
    Le imprese possono contare su strumenti come il Report De Minimis KPS per monitorare il proprio plafond e pianificare con precisione l’accesso a incentivi e bandi.

    Investire nella digitalizzazione e nel controllo automatizzato degli aiuti non è solo una scelta di efficienza, ma un passo strategico per garantire la conformità normativa e cogliere tutte le opportunità disponibili.

    De minimis non curat praetor
    (il pretore non si occupa di cose di poca importanza o di poco conto)


    FAQ sul Calcolo De Minimis 2026

     Cos’è il plafond de minimis e come si calcola?
    Il plafond de minimis rappresenta il limite massimo di aiuti finanziari che un’impresa può ricevere in un periodo di 36 mesi, pari a 300.000 €.
    Il calcolo avviene con il metodo del rolling basis, che somma gli aiuti ricevuti negli ultimi tre anni rispetto alla data di verifica.

     Quali sono le principali novità per il 2026?
    Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore la Piattaforma Europea degli Aiuti, una banca dati centralizzata a livello UE per registrare tutti gli aiuti concessi in regime de minimis.
    In Italia, continuerà a essere utilizzato il Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA), interconnesso con la piattaforma europea.

     Cosa si intende per “impresa unica” ai fini del de minimis?
    Ai fini del calcolo, per impresa unica si intendono tutte le società collegate o controllate da un medesimo soggetto economico (es. capogruppo e controllate).
    Gli aiuti ricevuti da tali soggetti si sommano tra loro, ai fini del rispetto del massimale di 300.000 €.

     Come posso verificare il plafond residuo disponibile?
    È possibile controllare la propria posizione accedendo al Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA) e filtrando la voce “de minimis”.
    In alternativa, si può utilizzare il Calcolatore KPS Financial Lab per ottenere un report automatico con il totale degli aiuti ricevuti e il plafond residuo.

     Cosa succede se si supera il limite dei 300.000 €?
    L’aiuto eccedente potrebbe essere considerato irregolare e soggetto a restituzione, salvo rientri in regimi differenti autorizzati dalla Commissione Europea.
    Monitorare costantemente gli aiuti ricevuti è essenziale per evitare sanzioni e garantire la piena conformità normativa.

     Quali strumenti offre KPS Financial Lab per il calcolo de minimis?
    KPS Financial Lab mette a disposizione il Report De Minimis KPS, un tool professionale automatizzato che elabora i dati ufficiali provenienti dal Registro Nazionale Aiuti di Stato.
    Basta inserire il codice fiscale dell’azienda per ricevere in pochi minuti via e-mail un report dettagliato e conforme alla normativa UE.

     Dove posso consultare la normativa ufficiale?
    Il riferimento normativo completo è disponibile su EUR-Lex, dove è pubblicato il Regolamento (UE) 2023/2831 relativo agli aiuti de minimis, in vigore fino al 2030.

  • Imprese Energivore 2026: Elenco, Requisiti e Guida Completa

    In un’epoca in cui la transizione energetica è diventata una priorità strategica per l’Italia e l’Europa, le imprese energivore giocano un ruolo fondamentale. Ma chi sono esattamente queste aziende? Quali vantaggi e obblighi comporta l’appartenenza alla categoria “energivori”? E come si accede alle agevolazioni riservate a questo tipo di imprese?

    Scarica Elenco Energivori

    Questa guida aggiornata al 2026 risponde a queste domande con una panoramica completa su: definizione di impresa energivora, requisiti, iscrizione al Portale Energivori CSEA, principali vantaggi e adempimenti. L’obiettivo è aiutare aziende e consulenti a orientarsi senza confusione, evitando errori che possono compromettere l’accesso alle agevolazioni.


    Definizione normativa di Impresa Energivora

    Un’impresa energivora è un’azienda che soddisfa determinati criteri di consumo energetico stabiliti dalla normativa italiana (es. DM 21 dicembre 2017 e successive modifiche). Le imprese che rientrano in questa categoria possono accedere a agevolazioni economiche legate ai costi dell’energia, ma sono anche tenute a rispettare obblighi e condizioni in materia di efficienza e sostenibilità.


    📏 Requisiti per la qualificazione come Impresa Energivora (2026)

    Per essere riconosciuta come impresa energivora, un’azienda deve rispondere a criteri che attestano l’elevato impatto energetico dell’attività produttiva. In generale, l’ammissione è subordinata al rispetto di almeno una delle seguenti condizioni (secondo le regole vigenti e le verifiche previste da CSEA):

    • Consumo minimo di energia elettrica: l’azienda deve aver registrato, nei tre anni precedenti, un consumo medio annuo pari ad almeno 1 GWh.
    • Codici ATECO ammissibili: l’impresa deve operare in settori riconosciuti come “energivori” (settori industriali specifici previsti dalle linee guida europee e dai riferimenti applicati in Italia).
    • Indice di Intensità Elettrica (IIE): deve risultare pari o superiore al 20%, calcolato come rapporto tra costo complessivo dell’energia elettrica e Valore Aggiunto Lordo (VAL).

    💡 Nota operativa: la verifica dei requisiti richiede dati coerenti su consumi, VAL e classificazione dell’attività. Un errore di impostazione o di compilazione può generare richieste di integrazione o rallentare la validazione.


    📋 Obblighi delle Imprese Energivore

    Il riconoscimento come impresa energivora comporta l’accesso a importanti agevolazioni, ma anche il rispetto di specifici obblighi normativi finalizzati a promuovere un uso più efficiente dell’energia e una gestione consapevole dei consumi.

    🔎 Diagnosi energetica (Audit)

    Le imprese energivore sono tenute a effettuare una diagnosi energetica con cadenza quadriennale, ai sensi del D.Lgs. 102/2014.
    L’audit energetico ha lo scopo di:

    • analizzare i consumi energetici dell’azienda;
    • individuare sprechi e inefficienze nei processi produttivi;
    • definire interventi di miglioramento tecnicamente ed economicamente sostenibili.

    La diagnosi deve essere redatta da soggetti qualificati (EGE o ESCO certificate) e costituisce un elemento centrale sia ai fini dell’ammissibilità alle agevolazioni sia in caso di controlli successivi.

    ⚙️ Sistemi di gestione dell’energia – ISO 50001

    In alternativa alla diagnosi energetica periodica, le imprese possono adottare un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001.
    Questa scelta consente di dimostrare l’adozione di un approccio strutturato e continuo alla gestione dei consumi energetici.

    La certificazione ISO 50001:

    • integra il monitoraggio energetico nei processi aziendali;
    • favorisce il miglioramento continuo delle performance energetiche;
    • può semplificare il rispetto degli obblighi normativi nel tempo.

    🌐 Come iscriversi al Portale Energivori della CSEA (2026)

    L’iscrizione al Portale Energivori della CSEA è un passaggio essenziale per le imprese che intendono accedere e mantenere le agevolazioni riservate alle aziende a elevato consumo di energia.
    La procedura avviene interamente online e richiede particolare attenzione nella compilazione dei dati e nel caricamento della documentazione.

    🔄 Step principali per la registrazione o il rinnovo

    • Accesso al portale CSEA: tramite il sito ufficiale della CSEA, nella sezione dedicata alle imprese a forte consumo di energia.
    • Creazione dell’account aziendale (per le nuove imprese): inserimento di dati anagrafici, P. IVA, sede legale, PEC, referente aziendale e codici ATECO.
    • Compilazione dei dati tecnici: indicazione dei consumi energetici su base triennale, del Valore Aggiunto Lordo (VAL) e delle informazioni necessarie al calcolo dell’Indice di Intensità Elettrica (IIE).
    • Caricamento della documentazione: diagnosi energetica (se richiesta) oppure certificazione ISO 50001, dichiarazioni firmate dal legale rappresentante e ulteriori allegati previsti.
    • Invio e fase di verifica: la CSEA procede al controllo di coerenza e completezza dei dati; in caso di esito positivo, l’impresa viene inserita nell’elenco ufficiale delle imprese energivore.

    Una compilazione accurata e coerente dei dati è fondamentale per evitare richieste di integrazione, ritardi o l’esclusione dall’elenco, con conseguente perdita delle agevolazioni per l’anno di riferimento.


    💡 Vantaggi e opportunità per le Imprese Energivore (2026)

    L’inserimento nell’elenco delle imprese energivore non è solo una classificazione formale: può generare un vantaggio economico e competitivo. In particolare, le imprese energivore possono beneficiare di:

    • Riduzioni in bolletta legate alla struttura degli oneri, in funzione della categoria e dei criteri applicabili.
    • Strumenti di sostegno (quando previsti) per mitigare l’impatto dei prezzi energetici e supportare la continuità produttiva.
    • Miglioramento dell’efficienza operativa grazie agli obblighi di diagnosi/gestione che spingono a ottimizzare processi e consumi.
    • Sostenibilità ambientale tramite investimenti in rinnovabili, tecnologie pulite e sistemi di monitoraggio.
    • Reputazione e compliance: una gestione energetica più strutturata è un valore per stakeholder, clienti e filiere.
    Vantaggi energivori 2025 agevolazioni imprese energivore

    💶 Agevolazioni e incentivi per le Imprese Energivore

    Le imprese energivore possono accedere a un insieme di misure pensate per ridurre l’impatto dei costi energetici e incentivare investimenti in efficienza, sostenibilità e competitività industriale.
    Nel 2026 resta fondamentale distinguere tra misure strutturali, applicate in modo continuativo, e misure temporanee, attivate tramite provvedimenti annuali o straordinari.

    🔻 Riduzione degli oneri di sistema

    Il beneficio strutturale più rilevante per le imprese energivore riguarda la riduzione degli oneri generali di sistema applicati alla bolletta elettrica, in particolare sulle componenti legate al sostegno delle fonti rinnovabili e agli altri oneri di interesse generale.

    L’entità dello sconto varia in funzione di diversi parametri, tra cui:

    • settore di appartenenza e codice ATECO;
    • Indice di Intensità Elettrica (IIE) dell’impresa;
    • classe di agevolazione assegnata in base ai criteri normativi;
    • corretta iscrizione e permanenza nell’elenco ufficiale CSEA.

    La riduzione degli oneri può incidere in modo significativo sul costo finale dell’energia elettrica, migliorando la sostenibilità economica delle attività ad alto consumo.

    📌 Incentivi e bandi dedicati (nazionali, regionali e SIMEST)

    Accanto ai benefici in bolletta, le imprese energivore possono accedere, quando disponibili, a strumenti di finanza agevolata e bandi pubblici gestiti a livello nazionale, regionale o da enti dedicati.

    Questi strumenti sono generalmente orientati a sostenere:

    • Transizione digitale: investimenti in hardware, software, cybersecurity, consulenze specialistiche, tecnologie Industria 4.0.
    • Transizione ecologica: interventi di efficientamento energetico, impianti da fonti rinnovabili, riduzione dei consumi e dell’impatto ambientale.
    • Rafforzamento patrimoniale: ove previsto da specifici strumenti, a supporto della solidità finanziaria dell’impresa.

    Tra questi rientrano anche strumenti gestiti da SIMEST, che in determinate finestre temporali possono prevedere finanziamenti agevolati e, in alcuni casi, quote di contributo a fondo perduto, nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato.

    📌 Nota operativa: condizioni, percentuali agevolabili, spese ammissibili e finestre di accesso variano nel tempo e devono essere verificate caso per caso.
    Molti strumenti sono concessi in regime de minimis, rendendo essenziale il controllo del plafond disponibile. Per un riferimento utile, consulta anche:
    Calcolo De Minimis 2025.

    🌱 Condizionalità ambientali

    Negli ultimi anni, l’accesso alle agevolazioni per le imprese energivore è sempre più spesso subordinato al rispetto di condizioni ambientali.
    La logica è quella di trasformare gli incentivi in strumenti di politica industriale a supporto della transizione energetica.

    Tra i requisiti più ricorrenti rientrano, a titolo esemplificativo:

    • realizzazione di interventi di efficientamento individuati nella diagnosi energetica;
    • utilizzo crescente di fonti rinnovabili nel mix energetico aziendale;
    • investimenti destinati alla riduzione delle emissioni di CO₂ e dei consumi energetici;
    • adozione di sistemi di monitoraggio e gestione dell’energia.

    Queste condizionalità premiano le imprese che adottano un approccio strutturato e misurabile alla sostenibilità, rendendo la gestione energetica non solo un obbligo normativo, ma un fattore competitivo di lungo periodo.


    ⚠️ Errori comuni da evitare

    Il percorso di riconoscimento e permanenza tra le imprese energivore richiede precisione. Alcuni errori ricorrenti possono portare a ritardi, richieste di integrazione o perdita dell’accesso alle agevolazioni:

    • Diagnosi energetica non conforme o non aggiornata nei tempi previsti.
    • Dati incompleti o incoerenti su consumi, VAL o indicatori nel portale CSEA.
    • Documentazione mancante o firme non corrette sulle dichiarazioni.
    • ISO 50001 non valida (se utilizzata in alternativa alla diagnosi).
    • Scarsa tracciabilità dei consumi storici e delle fonti dati.

    👉 Essere meticolosi nella raccolta dati e nella compilazione riduce il rischio di scarti e accelerazioni burocratiche.


    🧾 Riepilogo Imprese Energivore 2026

    Le imprese energivore rappresentano un elemento chiave nell’equilibrio tra competitività industrialesicurezza energetica e sostenibilità ambientale.
    Nel contesto normativo attuale, comprendere il significato tecnico della qualifica di energivoro, conoscere i requisiti di ammissibilità, adempiere correttamente agli obblighi previsti e monitorare con attenzione le agevolazioni disponibili è fondamentale per affrontare in modo consapevole le sfide energetiche.

    Il 2026 si inserisce in un percorso di continuità normativa, in cui l’accesso ai benefici è sempre più legato alla correttezza dei dati dichiarati, al rispetto delle condizionalità ambientali e a una gestione strutturata delle informazioni energetiche ed economiche dell’impresa.

    In questo scenario, una verifica preventiva dei requisiti, un controllo puntuale della documentazione e una corretta impostazione delle pratiche diventano elementi determinanti per evitare esclusioni, ritardi o contestazioni in fase di controllo.

    KPS Financial Lab affianca le aziende lungo questo percorso, supportandole nella verifica dei requisiti energivori, nella corretta impostazione dei dati e nella gestione delle pratiche connesse alle agevolazioni e agli adempimenti previsti dalla normativa.

    Per maggiori informazioni o per un confronto preliminare:
    📧 sp@kpsfinanciallab.it
     kpsfinanciallab.it


    Domande frequenti (FAQ) sulle Imprese Energivore

     Chi può iscriversi al portale energivori?
    Le aziende che rispettano i requisiti previsti dalla normativa e dalle regole applicate dalla CSEA (es. consumo minimo, codici ATECO ammissibili e/o Indice di Intensità Elettrica).

     Il portale energivori è sempre aperto?
    No. Le finestre di presentazione/aggiornamento sono comunicate ogni anno dalla CSEA tramite avvisi ufficiali.

     Cosa succede se non faccio la diagnosi energetica?
    La mancata diagnosi (quando richiesta) o una diagnosi non conforme può compromettere la permanenza tra gli energivori e l’accesso alle agevolazioni.

     Le agevolazioni sono automatiche?
    No. Devono essere richieste secondo le procedure previste (CSEA e/o bandi/strumenti dedicati), rispettando requisiti e scadenze.

     Le microimprese possono essere energivore?
    In linea generale sì, se superano la soglia di consumo e rispettano gli altri criteri previsti.

     Esistono fondi europei o strumenti dedicati per energivori?
    Possono esistere strumenti nazionali/europei e bandi (anche tramite enti dedicati) per sostenere investimenti in transizione digitale ed ecologica; condizioni e disponibilità vanno verificate sul testo ufficiale.

  • Iper Ammortamento 2026: regole, beni agevolabili e novità in arrivo

    In attesa della pubblicazione ufficiale del decreto attuativo dell’Iper Ammortamento 2026, stanno emergendo in modo sempre più chiaro i contenuti operativi della misura, così come anticipati dalle bozze normative e dalle indicazioni istituzionali disponibili.
    Il nuovo impianto regolatorio è destinato a disciplinare l’accesso all’incentivo per gli investimenti delle imprese in beni strumentali ad alto contenuto tecnologico e in autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.

    La misura si inserisce nel quadro delle politiche industriali orientate alla transizione digitale ed energetica e introduce elementi di discontinuità rispetto alle versioni precedenti, in particolare in tema di origine dei beni (Made in EU) e di monitoraggio degli investimenti tramite comunicazioni obbligatorie al GSE.

    In questo articolo, KPS Financial Lab analizza le principali anticipazioni normative e i punti chiave del futuro decreto attuativo, offrendo una lettura operativa e prudenziale rivolta a imprese e consulenti, utile per orientare correttamente le decisioni di investimento in vista del 2026.

    Nota: le indicazioni riportate si basano sulle anticipazioni normative attualmente disponibili e potranno essere aggiornate a seguito della pubblicazione del decreto attuativo definitivo.


    Ambito di applicazione dell’Iper Ammortamento 2026

    Il nuovo Iper Ammortamento 2026 si applica ai beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato, nel rispetto dei requisiti tecnici, documentali e di interconnessione previsti dal decreto attuativo.

    Il beneficio riguarda tre macro-categorie di beni:

    • Beni strumentali materiali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, individuati nell’Allegato IV del decreto (ex Allegato A del Piano Industria 4.0);
    • Beni strumentali materiali per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (FER), destinata all’autoconsumo, anche a distanza, comprensivi dei sistemi di accumulo e stoccaggio;
    • Beni strumentali immateriali, elencati nell’Allegato V del decreto (ex Allegato B del Piano Industria 4.0), costituiti da software, sistemi e piattaforme digitali strettamente funzionali all’integrazione e al funzionamento dei beni materiali agevolabili.

    L’agevolazione per i beni immateriali è subordinata alla presenza di almeno un bene materiale agevolabile (Allegato IV o beni FER) e al rispetto dei requisiti di interconnessione ai sistemi aziendali.


    Beni materiali agevolabili – Allegato IV (ex Allegato A)

    L’Allegato IV individua i beni materiali ad alto contenuto tecnologico che consentono l’accesso all’Iper Ammortamento, a condizione che siano interconnessi ai sistemi aziendali e integrati nei processi produttivi.

    Rientrano, a titolo esemplificativo:

    • macchine utensili e impianti automatizzati e interconnessi;
    • sistemi robotizzati e di automazione avanzata;
    • macchinari per la manifattura additiva;
    • sistemi di controllo, sensoristica e monitoraggio integrati;
    • impianti intelligenti per l’ottimizzazione dei processi produttivi.

    Il requisito dell’interconnessione rimane centrale e deve consentire uno scambio bidirezionale di dati con i sistemi informativi aziendali (ERP, MES, sistemi di pianificazione o supervisione).


    Beni materiali per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (FER)

    Il decreto conferma l’accesso all’Iper Ammortamento anche per i beni materiali nuovi destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, a condizione che l’energia prodotta sia destinata all’autoconsumo, anche in modalità di autoconsumo a distanza.

    Rientrano nell’agevolazione:

    • impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili;
    • sistemi di accumulo e stoccaggio dell’energia prodotta;
    • trasformatori, misuratori e servizi ausiliari degli impianti;
    • impianti per la produzione di energia termica destinata esclusivamente a calore di processo non cedibile a terzi.

    Gli investimenti possono riguardare sia la sede produttiva principale sia unità catastali diverse, purché collegate alla rete elettrica tramite POD riconducibili alla stessa unità produttiva.

    Dimensionamento e limiti di ammissibilità

    Per gli impianti di autoconsumo, il decreto stabilisce che la producibilità massima attesa non debba superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sulla base dei consumi medi annui dell’esercizio precedente al 1° gennaio 2026, includendo anche eventuali consumi equivalenti di energia termica.

    Massimali di costo

    Sono previsti specifici limiti massimi di investimento agevolabile:

    • Fotovoltaico: da 1.420 €/kW (impianti < 20 kW) fino a 840 €/kW per impianti di maggiore dimensione;
    • Eolico: da 2.640 €/kW, con valori decrescenti in base alla taglia;
    • Pompe di calore aria/acqua1.560 €/kW, fino a 1.000 kWt;
    • Sistemi di accumulo: massimale pari a 900 €/kWh.

    Beni immateriali agevolabili – Allegato V

    Accanto ai beni materiali, il decreto conferma la rilevanza dei beni strumentali immateriali, elencati nell’Allegato V (ex Allegato B del Piano Industria 4.0).

    Si tratta di software e sistemi digitali strettamente funzionali al funzionamento e all’integrazione dei beni materiali agevolati.

    Rientrano, a titolo esemplificativo:

    • software per la gestione e il monitoraggio dei processi produttivi;
    • piattaforme MES, SCADA e sistemi di supervisione;
    • soluzioni per l’integrazione con sistemi ERP;
    • applicazioni per la gestione dei dati di produzione, manutenzione e qualità;
    • software per la cybersecurity industriale.

    L’agevolazione dei beni immateriali è subordinata alla presenza di almeno un bene materiale agevolabile e al rispetto dei requisiti di interconnessione e documentazione tecnica.


    Requisito di origine “Made in EU/SEE”: cosa aspettarsi su prove e dichiarazioni

    Una delle novità più rilevanti introdotte dall’Iper Ammortamento 2026 è il vincolo territoriale di origine: il beneficio risulta subordinato alla condizione che i beni agevolabili siano prodotti in uno Stato membro UE o in uno Stato aderente allo Spazio Economico Europeo (SEE).
    In attesa delle modalità applicative definitive nel decreto attuativo, è ragionevole attendersi una disciplina differenziata tra beni materiali (Allegato IV e beni FER) e beni immateriali (Allegato V), per via della diversa natura dei beni.

    Beni materiali (Allegato IV e beni FER): probabile richiamo ai criteri doganali UE

    Per i beni strumentali materiali (sia quelli dell’Allegato IV sia gli investimenti in FER), l’attestazione di origine potrebbe basarsi sui criteri di origine non preferenziale del Codice Doganale dell’Unione.
    In concreto, l’impresa dovrebbe dimostrare che il bene:

    • è stato integralmente ottenuto nel territorio UE/SEE, oppure
    • ha subito nell’UE/SEE l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, secondo i criteri di cui all’art. 60 del Regolamento (UE) n. 952/2013.

    Le forme di prova che, in base alle anticipazioni, potrebbero essere ammesse sono alternative:

    • Certificato di origine rilasciato dalla Camera di Commercio competente;
    • Dichiarazione di origine del produttore resa ai sensi del DPR 445/2000, attestante l’origine UE/SEE e richiamando i criteri dell’art. 60 CDU.

    Nota operativa: il concetto di “trasformazione sostanziale” non coincide con mere attività di assemblaggio, finitura o confezionamento. Per questo motivo, la verifica dell’origine va impostata prima dell’ordine, coinvolgendo il fornitore nella raccolta della documentazione.

    Beni immateriali (Allegato V): possibile disciplina “ad hoc” per l’origine del software

    Per i beni immateriali (software, piattaforme e applicazioni dell’Allegato V), i tradizionali criteri doganali risultano difficilmente applicabili. È quindi plausibile che il decreto attuativo introduca una dichiarazione specifica resa dal produttore/licenziante ai sensi del DPR 445/2000, con elementi informativi minimi, tra cui:

    • sede/e dello sviluppo sostanziale (architettura, scrittura del codice, test e debugging);
    • attestazione che una quota significativa (ipotesi ricorrente: almeno il 50%) del valore delle attività di sviluppo sia riconducibile a risorse stabilmente operanti in UE/SEE;
    • indicazione delle eventuali componenti open source incorporate (che potrebbero essere considerate “neutrali” ai fini dell’origine, per evitare problemi di tracciabilità geografica).

    Nota operativa: per software in modalità SaaS/cloud o per piattaforme che integrano modelli AI pre-addestrati, potrebbero emergere ulteriori chiarimenti nel decreto attuativo. In ogni caso, è consigliabile richiedere la dichiarazione di origine in fase di negoziazione, insieme alla documentazione tecnica di interconnessione e funzionalità.


    Perizia tecnica, certificazioni e oneri documentali

    Per accedere all’Iper Ammortamento 2026 è necessario predisporre una perizia tecnica asseverata, corredata da un’analisi tecnica, volta a dimostrare:

    • il possesso delle caratteristiche tecnologiche previste dagli Allegati IV e V;
    • l’avvenuta interconnessione ai sistemi aziendali di gestione o alla rete di fornitura;
    • per gli investimenti in energie rinnovabili, il rispetto dei requisiti tecnici per l’autoproduzione e l’autoconsumo.

    La perizia può essere redatta esclusivamente da:

    • ingegneri o periti industriali iscritti ai rispettivi albi professionali;
    • enti di certificazione accreditati;

    Tali soggetti devono essere dotati di idonea copertura assicurativa a garanzia della correttezza dell’attestazione. Per il settore agricolo, la normativa consente la redazione della perizia anche a dottori agronomi o forestaliagrotecnici laureati o periti agrari laureati, nel rispetto dei medesimi requisiti assicurativi.

    Per semplificare l’iter in caso di investimenti di importo contenuto, sulla base dell’impianto normativo previgente e delle anticipazioni sul decreto attuativo, per i beni con costo unitario non superiore a 300.000 euro la perizia tecnica potrebbe essere sostituita da una dichiarazione del legale rappresentante resa ai sensi del DPR 445/2000, secondo le modalità che saranno confermate dal decreto definitivo.

    È inoltre richiesta una certificazione contabile che attesti l’effettivo sostenimento delle spese e la loro corrispondenza con la documentazione aziendale. Tale certificazione deve essere rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione iscritti nel relativo registro; qualora l’impresa non sia obbligata per legge alla revisione, dovrà nominare un revisore iscritto nella sezione A del registro, nel rispetto dei principi di indipendenza professionale.


    Comunicazioni obbligatorie al GSE per l’Iper Ammortamento 2026

    Il decreto attuativo introduce una procedura strutturata di comunicazione tramite apposita piattaforma, con il coinvolgimento operativo del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), per il monitoraggio degli investimenti agevolati.

    Sono previste tre comunicazioni distinte, ciascuna con una funzione specifica nel ciclo di vita dell’investimento:

     Comunicazione preventiva

    Deve indicare gli investimenti programmati, suddivisi per ciascuna struttura produttiva interessata, definendo ex ante il perimetro degli interventi che l’impresa intende agevolare.

     Comunicazione di conferma

    Deve essere trasmessa entro 60 giorni dalla ricevuta rilasciata dal GSE e serve ad attestare l’avvenuto pagamento di almeno il 20% del valore complessivo dell’investimento. Il rispetto di questa tempistica è essenziale per non compromettere l’accesso al beneficio.

     Comunicazione di completamento

    Deve essere inviata a conclusione degli investimenti e, in ogni caso, non oltre il 15 novembre 2028. Alla comunicazione vanno allegati i documenti tecnici richiesti dal decreto, tra cui:

    • perizie o attestazioni tecniche;
    • certificazioni di interconnessione;
    • documentazione di origine e conformità dei beni.

    Interazione con il regime de minimis

    In presenza di contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati o bandi collegati all’investimento, l’Iper Ammortamento 2026 può interagire con il regime de minimis, rendendo necessario un attento coordinamento tra le diverse misure agevolative.

    In molti casi, infatti, l’investimento agevolato con l’Iper Ammortamento può essere accompagnato da ulteriori incentivi soggetti ai limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.
    Per questo motivo, prima di strutturare l’operazione è essenziale verificare il plafond de minimis disponibile, al fine di evitare superamenti dei massimali che potrebbero comportare la riduzione o la revoca delle agevolazioni.

    A supporto di questa attività, KPS Financial Lab mette a disposizione un calcolatore automatico del de minimis, che consente di monitorare in modo puntuale gli aiuti già ricevuti dall’impresa, valutare il plafond residuo e ridurre il rischio di non conformità rispetto ai limiti UE.


    Il ruolo di KPS Financial Lab e conclusioni operative

    La corretta applicazione dell’Iper Ammortamento 2026 richiede una gestione coordinata di profili fiscali, tecnici e documentali, che devono essere coerenti tra loro sin dalle fasi iniziali dell’investimento.

    KPS Financial Lab affianca le imprese lungo l’intero percorso di accesso all’agevolazione, supportando in particolare:

    • la verifica di ammissibilità dei beni e la corretta classificazione negli Allegati IV e V;
    • l’analisi dei requisiti tecnici e di interconnessione;
    • il controllo del requisito Made in EU e della relativa documentazione;
    • la gestione delle comunicazioni obbligatorie al GSE;
    • la verifica delle cumulabilità con altre misure e del rispetto del regime de minimis.

    L’Iper Ammortamento 2026 rappresenta uno strumento centrale per sostenere gli investimenti in innovazione tecnologica ed energetica, ma le novità introdotte dal decreto attuativo rendono indispensabile un approccio strutturato, consapevole e preventivo.

    Una corretta impostazione iniziale – tecnica, fiscale e documentale – è la chiave per trasformare l’agevolazione in un reale vantaggio competitivo, evitando criticità in fase di controllo e massimizzando il beneficio nel rispetto della normativa.


    FAQ – Domande frequenti sul decreto attuativo dell’Iper Ammortamento 2026

     Da quando rileva l’investimento: ordine o consegna?
    Ai fini dell’Iper Ammortamento 2026, il riferimento è l’art. 109 del TUIR: per i beni mobili rileva la data di consegna o spedizione del bene, e non la data dell’ordine o del pagamento.

     Cosa significa “Made in EU” per i beni materiali?
    È necessario disporre di un certificato di origine rilasciato dalla Camera di Commercio competente oppure di una dichiarazione del produttore (ai sensi del DPR 445/2000) che attesti l’origine UE/SEE del bene secondo i criteri richiamati dal decreto attuativo.

     Per il software (Allegato V) cosa devo chiedere al fornitore?
    È richiesta una dichiarazione del produttore (DPR 445/2000) che attesti lo sviluppo sostanziale del bene immateriale, indicando che almeno il 50% del valore dello sviluppo è stato realizzato in UE/SEE e specificando l’eventuale presenza di componenti open source.

     Quali comunicazioni sono previste al GSE?
    Il decreto prevede tre comunicazioni distinte tramite piattaforma GSE: una comunicazione preventiva, una comunicazione di conferma (con pagamento minimo del 20% entro 60 giorni dalla ricevuta) e una comunicazione di completamento da inviare entro il 15 novembre 2028.

     Serve sempre la perizia asseverata?
    In linea generale sì. Per i beni con costo unitario non superiore a 300.000 €, la normativa consente la sostituzione della perizia con una dichiarazione del legale rappresentante, secondo le indicazioni operative previste dal decreto.

     Per quanto tempo devo conservare la documentazione?
    La documentazione (perizie, attestazioni, certificazioni di origine, comunicazioni GSE e documenti contabili) deve essere conservata per l’intero periodo di fruizione dell’agevolazione e per i successivi termini ordinari di accertamento fiscale, al fine di poterla esibire in caso di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

  • SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: fino al 20% a fondo perduto e finanziamento agevolato allo 0,3%

    Il bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica è una misura che consente alle imprese italiane di finanziare nuovi investimenti in ambito digitale, energetico, produttivo o patrimoniale.

    Per le imprese che rispettano i requisiti, la misura può essere particolarmente interessante perché combina:

    • una quota di contributo a fondo perduto fino al 20%;
    • una quota di finanziamento agevolato per la parte restante, con tasso pari al 10% del tasso di riferimento. Indicativamente, nelle attuali condizioni, si parla di un tasso intorno allo 0,3%.

    In breve: il bando può combinare contributo a fondo perduto fino al 20% e finanziamento agevolato indicativamente intorno allo 0,3%, nei limiti del plafond de minimis disponibile.

    KPS Financial Lab supporta le aziende nella verifica di accesso al bando, nella costruzione del piano di investimento e nella gestione della domanda SIMEST.

    Per il dettaglio delle spese inseribili nel progetto, è disponibile anche l’approfondimento dedicato: SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: quali spese si possono finanziare?

    I numeri chiave del bando

    Gli elementi principali da tenere a mente sono cinque: fondo perduto fino al 20%finanziamento agevolato indicativamente intorno allo 0,3%requisito exportpremialità energetiche e premialità USA.

    Questi elementi determinano la convenienza dell’operazione e aiutano a capire come impostare correttamente il piano di investimento.

    Numeri chiave del bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: fondo perduto, tasso agevolato, export e premialità

    Come funziona l’agevolazione

    La struttura più interessante prevede una quota di contributo a fondo perduto fino al 20% e una quota di finanziamento agevolato per la parte restante.

    Ad esempio, su un intervento da 1.000.000 €, l’azienda potrebbe ottenere fino a 200.000 € a fondo perduto e 800.000 € come finanziamento agevolato.

    Il contributo a fondo perduto è riconosciuto nei limiti del plafond de minimis disponibile. Se il plafond non è sufficiente, la quota a fondo perduto può essere ridotta e sostituita da una quota maggiore di finanziamento agevolato.

    Perché si può arrivare al 20% a fondo perduto

    La quota più interessante del bando è il contributo a fondo perduto fino al 20% dell’importo richiesto, con un massimo di 200.000 euro.

    Questa possibilità riguarda in particolare:

    Anche un’impresa che non è presente nell’elenco delle energivore può quindi valutare l’accesso ai benefici più alti del bando predisponendo una diagnosi energetica.

    La diagnosi energetica deve essere predisposta secondo i requisiti previsti dalla normativa e deve essere coerente con quanto richiesto dalla procedura SIMEST.

    KPS Financial Lab può supportare l’impresa nella predisposizione della diagnosi energetica grazie a professionisti dedicati.

    Rientrare tra le imprese energivore o efficientate consente di accedere a condizioni più favorevoli: fondo perduto fino al 20%requisito export ridotto al 3%, possibile esenzione dalle garanzie e maggiore spazio per investimenti patrimoniali.

    Il ruolo del requisito export

    Il bando è collegato all’internazionalizzazione, ma non sempre è necessario esportare direttamente.

    L’accesso può essere valutato in tre casi principali:

    • export diretto almeno pari al 10%;
    • export ridotto al 3% per imprese energivore o efficientate;
    • fatturato rilevante verso clienti esportatori.

    In pratica: anche se l’azienda non vende direttamente all’estero, l’accesso al bando può comunque essere valutato se lavora in modo rilevante per clienti italiani che esportano.

    Esempio semplice: un’azienda non esporta direttamente, ma realizza più del 10% del proprio fatturato verso un cliente che esporta almeno il 3%. In questo caso, l’accesso al bando può essere comunque valutato.

    Spese ammissibili e costruzione del budget

    Il bando può finanziare investimenti digitali, ecologici, energetici, produttivi e patrimoniali.

    La costruzione del budget è un passaggio fondamentale, perché le spese devono essere inserite nelle categorie corrette e devono rispettare le percentuali previste dalla misura.

    Per le imprese energivore o efficientate è prevista una premialità importante: la quota destinabile al rafforzamento patrimoniale può arrivare fino al 90% dell’importo deliberato.

    Abbiamo approfondito nel dettaglio le voci di costo, gli esempi pratici e la costruzione del budget nell’articolo dedicato: [Bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: quali spese si possono finanziare?]

    Premialità USA: durata più lunga e prima erogazione più alta

    Un’altra premialità interessante riguarda le imprese con interessi negli Stati Uniti.

    La durata ordinaria del finanziamento è di 6 anni, ma per le imprese con interessi negli Stati Uniti può essere estesa fino a 8 anni. Inoltre, la prima tranche può salire dal 25% fino al 50% dell’intervento agevolativo.

    La premialità può riguardare imprese che:

    • esportano o importano verso/da gli Stati Uniti;
    • hanno una sede, una controllata o una presenza stabile negli USA;
    • intendono realizzare investimenti negli Stati Uniti pari ad almeno il 30% dell’importo rendicontato.

    KPS Financial Lab può aiutare l’impresa a verificare se i rapporti commerciali con gli Stati Uniti sono sufficienti per accedere a questa premialità.

    Prossimi passaggi con KPS Financial Lab

    Una volta inquadrata la situazione dell’impresa, il passaggio successivo è costruire il piano di investimento e raccogliere la documentazione necessaria.

    KPS Financial Lab supporta l’impresa nella gestione della pratica SIMEST, nel controllo del plafond de minimis, nella predisposizione della diagnosi energetica ove necessaria e nella costruzione del budget di progetto.

    Per una valutazione preliminare è possibile partire da pochi elementi:

    • ultimi due bilanci;
    • ultime due dichiarazioni IVA;
    • plafond de minimis disponibile;
    • elenco degli investimenti previsti;
    • eventuale documentazione energetica già disponibile;
    • eventuali rapporti con clienti esportatori o con gli Stati Uniti.

    L’obiettivo è trasformare la valutazione preliminare in una domanda strutturata, con un piano di investimento coerente e documentazione pronta per la presentazione.

    Documenti utili per avviare la valutazione del bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica

    In sintesi

    Il bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica può rappresentare un’opportunità molto interessante per le imprese che hanno investimenti da realizzare e che rientrano nelle condizioni più favorevoli previste dalla misura.

    Gli elementi principali da valutare sono: fondo perduto fino al 20%tasso agevolato indicativamente intorno allo 0,3%requisito export diretto o indirettopremialità energetiche e premialità USA.

  • SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: quali spese si possono finanziare?

    Dopo aver analizzato le condizioni generali del bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica, il passaggio successivo è capire quali spese possono essere inserite nel piano di investimento.

    Questo aspetto è fondamentale perché non basta avere accesso alla misura: per ottenere e mantenere l’agevolazione, il budget deve essere costruito correttamente e le spese devono essere coerenti con le regole SIMEST.

    In questo articolo vediamo in modo pratico quali sono le principali categorie di spesa ammissibili, come funziona la quota di rafforzamento patrimoniale e quali attenzioni servono in fase di rendicontazione.

    KPS Financial Lab supporta le imprese nella costruzione del budget, nell’inquadramento delle spese nelle corrette categorie e nella gestione della documentazione necessaria per la domanda e la successiva rendicontazione.

    In breve: il bando può finanziare investimenti digitali, ecologici e patrimoniali. La costruzione corretta del budget è uno degli elementi più importanti per presentare una domanda solida e rendicontabile.

    Le principali categorie di spesa ammissibili

    Il bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica finanzia principalmente tre grandi categorie di spesa:

    CategoriaCosa comprende
    Transizione digitaleMacchinari, impianti, hardware, software, consulenze digitali, cybersecurity, ERP e attrezzature tecnologiche.
    Transizione ecologicaImpianti fotovoltaici e interventi di efficientamento energetico.
    Rafforzamento patrimonialeRistrutturazioni, immobili e apporti di capitale alle controllate italiane o estere per investimenti produttivi.

    La distinzione tra queste categorie è importante perché il bando prevede percentuali e limiti diversi a seconda della tipologia di investimento. Per questo motivo, nella costruzione del progetto non basta indicare un importo complessivo: occorre capire dove collocare correttamente ogni spesa.

    Le tre categorie di spesa ammissibili nel bando SIMEST: transizione digitale, transizione ecologica e rafforzamento patrimoniale

    Spese per la transizione digitale

    Le spese per la transizione digitale riguardano gli investimenti finalizzati a migliorare i processi aziendali attraverso macchinari, impianti, tecnologie, software, attrezzature e strumenti digitali.

    Tra gli esempi di spese che possono rientrare in questa categoria troviamo:

    • macchinari e impianti tecnologici;
    • attrezzature tecnologiche;
    • software gestionali, ERP, MES, CRM e piattaforme digitali;
    • hardware, server, dispositivi e sistemi informatici;
    • sistemi per raccolta dati, controllo produzione e interconnessione;
    • cybersecurity, business continuity e disaster recovery;
    • cloud, big data, analisi dei dati e sistemi cyber-fisici;
    • robotica avanzata e collaborativa;
    • realtà aumentata, realtà virtuale, simulazione e manifattura additiva;
    • consulenze digitali collegate agli investimenti del progetto.

    In pratica, rientrano molte spese che un’impresa sostiene per digitalizzare i processi, migliorare la gestione dei dati, aumentare l’automazione, acquistare tecnologie produttive o rafforzare la sicurezza informatica.

    Spese per la transizione ecologica ed energetica

    Le spese per la transizione ecologica riguardano principalmente gli investimenti collegati alla produzione di energia da fonti rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica dell’impresa.

    Tra gli esempi di spese valutabili rientrano:

    • impianti fotovoltaici;
    • interventi di efficientamento energetico;
    • tecnologie per ridurre i consumi energetici;
    • interventi collegati al miglioramento delle prestazioni energetiche dell’azienda.

    Questa categoria è particolarmente rilevante per le imprese che vogliono accedere alle condizioni più favorevoli del bando. Come spiegato nell’articolo generale sul bando SIMEST, il percorso di efficientamento energetico può incidere anche sull’accesso al 20% a fondo perduto e sul requisito export ridotto.

    La diagnosi energetica, quando necessaria per accedere ai benefici più alti, deve essere predisposta correttamente e in coerenza con quanto richiesto dalla procedura SIMEST. KPS Financial Lab può supportare l’impresa anche in questa fase grazie a professionisti dedicati.

    Rafforzamento patrimoniale: la parte da costruire con attenzione

    Oltre agli investimenti digitali ed ecologici, il bando consente di inserire anche spese volte al rafforzamento patrimoniale dell’impresa, nei limiti e nelle percentuali previste dalla misura.

    La regola ordinaria prevede che almeno il 50% dell’importo deliberato sia destinato a investimenti digitali e/o ecologici. La parte restante, fino al 50%, può essere destinata a ulteriori investimenti di rafforzamento patrimoniale.

    Per le imprese energivore o efficientate è prevista una premialità importante: la quota destinabile al rafforzamento patrimoniale può arrivare fino al 90% dell’importo deliberato.

    CasisticaQuota potenziale per rafforzamento patrimoniale
    Regola ordinariaFino al 50% dell’importo deliberato
    Imprese energivore o efficientateFino al 90% dell’importo deliberato

    Questo aspetto può cambiare in modo significativo la costruzione del budget. Per un’impresa energivora o con percorso di efficientamento energetico, infatti, il progetto può lasciare molto più spazio a investimenti patrimoniali rispetto alla regola ordinaria.

    Tra gli investimenti patrimoniali possono rientrare, ad esempio, ristrutturazioni, immobili e apporti di capitale o finanziamenti soci verso controllate italiane o estere per investimenti produttivi, nei limiti previsti dalla circolare.

    Attenzione: la quota patrimoniale non va interpretata come una categoria libera in cui inserire qualsiasi spesa. Gli investimenti devono essere coerenti con il programma, correttamente documentati e classificati secondo le regole SIMEST.

    Esempi pratici di spese da inserire nel budget

    Per costruire il budget è utile partire dagli investimenti previsti e capire in quale categoria potrebbero rientrare.

    Spesa previstaCategoria indicativa
    Macchinari, impianti, attrezzature tecnologiche, hardware, software, ERP, cybersecurity, cloud o sistemi di raccolta datiTransizione digitale
    Impianti fotovoltaiciTransizione ecologica
    Interventi di efficientamento energeticoTransizione ecologica
    Ristrutturazioni, immobili o interventi su aree produttiveRafforzamento patrimoniale
    Apporti di capitale o finanziamenti soci verso controllate italiane o estere per investimenti produttiviRafforzamento patrimoniale, nei limiti previsti

    Questa classificazione è solo indicativa: la stessa voce di investimento può dover essere valutata in modo diverso a seconda della natura del progetto, della documentazione disponibile e delle regole previste dalla circolare.

    Spese consulenziali e costi di supporto

    Il bando prevede anche alcune spese consulenziali, ma solo se collegate al progetto e nei limiti previsti dalla circolare.

    Tra le spese valutabili rientrano, ad esempio, le consulenze digitali collegate al progetto, le consulenze professionali per verifiche di conformità ambientale e le consulenze finalizzate alla presentazione e gestione della richiesta di intervento agevolativo.

    Le spese di consulenza per la presentazione e gestione della domanda e per le asseverazioni possono essere riconosciute fino a un massimo del 5% dell’importo deliberato e comunque non oltre 100.000 euro, secondo le condizioni previste dalla circolare.

    È importante ricordare che le consulenze devono essere effettivamente collegate al progetto e non devono rappresentare costi ordinari, continuativi o periodici dell’impresa.

    Spese escluse o da valutare con attenzione

    Il bando non serve a coprire la gestione ordinaria dell’impresa. Deve finanziare un programma di investimento coerente, documentabile e collegato agli obiettivi della misura.

    Tra le spese escluse o da valutare con particolare attenzione rientrano:

    • spese correnti dell’impresa;
    • spese per personale ordinario o soggetti riferibili all’impresa;
    • consulenze continuative o periodiche;
    • consulenza fiscale, legale o pubblicità ordinaria;
    • spese direttamente connesse all’attività commerciale ordinaria, come assistenza post-vendita, trasporto o stoccaggio merci;
    • spese non pertinenti al programma;
    • spese oggetto di altra agevolazione pubblica non cumulabile.

    In pratica: una spesa può essere utile per l’azienda, ma non essere automaticamente ammissibile nel bando. Per questo è importante costruire il budget prima di procedere con la domanda.

    Rendicontazione: attenzione a CUP e conto corrente dedicato

    Un altro aspetto fondamentale riguarda la rendicontazione. Non basta che una spesa sia teoricamente ammissibile: deve anche essere sostenuta, pagata e documentata correttamente.

    In particolare, le spese devono essere:

    • effettuate nel periodo di realizzazione previsto;
    • pagate secondo le modalità ammesse dalla circolare;
    • documentate con fatture o documenti fiscalmente validi;
    • tracciate tramite conto corrente dedicato, salvo specifiche deroghe previste;
    • collegate al programma approvato;
    • rendicontate entro i termini previsti.

    Fatture e bonifici devono riportare il CUP assegnato. L’assenza del CUP sui documenti richiesti può comportare l’inammissibilità della singola spesa.

    Questo è uno dei motivi per cui la gestione operativa della pratica è importante quanto la presentazione della domanda: errori nella documentazione, nei pagamenti o nella rendicontazione possono compromettere il riconoscimento delle spese.

    Rendicontazione del bando SIMEST: CUP su fatture e bonifici, conto corrente dedicato, pagamenti tracciabili e documenti fiscalmente validi

    Come KPS Financial Lab supporta l’impresa

    KPS Financial Lab supporta l’impresa nella costruzione del budget, nell’inquadramento delle spese ammissibili e nella gestione della documentazione necessaria per la domanda e la rendicontazione.

    Il supporto è utile perché una spesa può essere interessante per l’azienda, ma non essere automaticamente ammissibile nel bando, oppure può diventare non riconoscibile se pagata o documentata in modo non corretto.

    Una buona impostazione iniziale riduce il rischio di errori e permette di arrivare alla rendicontazione con un progetto più solido e più facilmente documentabile.

    In sintesi

    Il bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica può finanziare diverse tipologie di investimento, ma la corretta costruzione del budget è fondamentale.

    Gli elementi principali da tenere presenti sono:

    • le spese devono essere coerenti con le categorie previste dal bando;
    • nella transizione digitale possono rientrare macchinari, impianti, hardware, software, ERP, cybersecurity e attrezzature tecnologiche;
    • nella transizione ecologica possono rientrare impianti fotovoltaici ed efficientamento energetico;
    • la quota patrimoniale può riguardare ristrutturazioni, immobili e apporti di capitale alle controllate, e può arrivare fino al 90% per imprese energivore o efficientate;
    • le spese devono essere documentate, pagate e rendicontate correttamente;
    • CUP, conto corrente dedicato e documentazione fiscale sono elementi fondamentali per evitare problemi in fase di rendicontazione.

    Per una panoramica generale su fondo perduto, requisito export e premialità, puoi leggere anche l’articolo dedicato: Bando SIMEST Transizione Digitale o Ecologica: fino al 20% a fondo perduto e finanziamento agevolato intorno allo 0,3%

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